Umore e sofferenza emotiva

Umore e sofferenza emotiva

Stare in relazione significa affidare una parte importante della propria sicurezza emotiva allo scambio con gli altri. Per questo i legami possono diventare luoghi di sostegno, ma anche riattivare paure, aspettative e modalità di protezione costruite molto prima dell’incontro presente.

Stare in relazione significa affidare una parte importante della propria sicurezza emotiva allo scambio con gli altri. Per questo i legami possono diventare luoghi di sostegno, ma anche riattivare paure, aspettative e modalità di protezione costruite molto prima dell’incontro presente.

DI COSA PARLIAMO?

DI COSA PARLIAMO?

DI COSA PARLIAMO?

La sofferenza depressiva non coincide necessariamente con l’essere tristi. Riguarda, più profondamente, il modo in cui cambia il rapporto con ciò che prima muoveva interesse, desiderio e partecipazione. Così, la vita continua, spesso anche nelle sue incombenze quotidiane, ma perde quella consistenza che ci fa sentire coinvolti, immaginare possibilità future, riconoscere valore in ciò che si fa o si vive.

In questi momenti anche lo sguardo rivolto a sé stessi si modifica: delusioni, fallimenti o difficoltà possono essere vissuti come conferme di qualcosa che si pensa di essere piuttosto che come eventi circoscritti, e la sofferenza stessa comincia a organizzarsi intorno a conclusioni molto profonde che incidono sul proprio valore, sulla possibilità di essere amati, sulla legittimità dei propri bisogni o sull’idea che le cose possano realmente cambiare.
Certo, parte di questi vissuti possono legarsi a eventi recenti (si pensi a un lutto, per esempio, ma anche a cambiamenti di vita importanti che riguardano il lavoro, la vita familiare o la salute personale) ma non sempre ciò che accade nel presente può essere compreso guardando soltanto al presente. In alcuni casi, le modalità stesse di affrontare eventi dolorosi o angoscianti affondano le proprie radici in un passato più lontano, e la vulnerabilità tende a ripresentarsi sotto forma di una storia personale mai davvero rielaborata.

Comprendere questa continuità non significa, però, cercare una causa unica nel passato, né attribuire a ogni sofferenza un significato nascosto. Significa piuttosto interrogarsi su come esperienze attuali, storia affettiva, relazioni e modi consolidati di proteggersi dal dolore si intrecciano nel mantenimento di una condizione che, proprio perché conosciuta da molto tempo, rischia di apparire inevitabile.

In questa cornice, un percorso psicologico può essere di aiuto nell’alleviare il momento di difficoltà, fornendo, al contempo, la possibilità di riconoscere le continuità che attraversano la propria esperienza, comprendere ciò che continua a riprodursi nel presente e distinguere progressivamente ciò che appartiene alla propria storia da ciò che deve necessariamente continuare a determinarla.
La sofferenza depressiva non coincide necessariamente con l’essere tristi. Riguarda, più profondamente, il modo in cui cambia il rapporto con ciò che prima muoveva interesse, desiderio e partecipazione. Così, la vita continua, spesso anche nelle sue incombenze quotidiane, ma perde quella consistenza che ci fa sentire coinvolti, immaginare possibilità future, riconoscere valore in ciò che si fa o si vive.

In questi momenti anche lo sguardo rivolto a sé stessi si modifica: delusioni, fallimenti o difficoltà possono essere vissuti come conferme di qualcosa che si pensa di essere piuttosto che come eventi circoscritti, e la sofferenza stessa comincia a organizzarsi intorno a conclusioni molto profonde che incidono sul proprio valore, sulla possibilità di essere amati, sulla legittimità dei propri bisogni o sull’idea che le cose possano realmente cambiare.
Certo, parte di questi vissuti possono legarsi a eventi recenti (si pensi a un lutto, per esempio, ma anche a cambiamenti di vita importanti che riguardano il lavoro, la vita familiare o la salute personale) ma non sempre ciò che accade nel presente può essere compreso guardando soltanto al presente. In alcuni casi, le modalità stesse di affrontare eventi dolorosi o angoscianti affondano le proprie radici in un passato più lontano, e la vulnerabilità tende a ripresentarsi sotto forma di una storia personale mai davvero rielaborata.

Comprendere questa continuità non significa, però, cercare una causa unica nel passato, né attribuire a ogni sofferenza un significato nascosto. Significa piuttosto interrogarsi su come esperienze attuali, storia affettiva, relazioni e modi consolidati di proteggersi dal dolore si intrecciano nel mantenimento di una condizione che, proprio perché conosciuta da molto tempo, rischia di apparire inevitabile.

In questa cornice, un percorso psicologico può essere di aiuto nell’alleviare il momento di difficoltà, fornendo, al contempo, la possibilità di riconoscere le continuità che attraversano la propria esperienza, comprendere ciò che continua a riprodursi nel presente e distinguere progressivamente ciò che appartiene alla propria storia da ciò che deve necessariamente continuare a determinarla.

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Se alcune di queste dinamiche stanno diventando fonte di sofferenza, un primo colloquio può aiutare a comprenderle meglio e valutare insieme come affrontarle.

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