Autostima e senso del

Autostima e senso del

Il rapporto con se stessi, sebbene rappresenti una risorsa fondamentale, può diventare uno spazio fragile e severo quando il proprio valore dipende troppo da aspettative irrealistiche o dalla preoccupazione dei giudizi e delle aspettative altrui.

Il rapporto con se stessi, sebbene rappresenti una risorsa fondamentale, può diventare uno spazio fragile e severo quando il proprio valore dipende troppo da aspettative irrealistiche o dalla preoccupazione dei giudizi e delle aspettative altrui.

DI COSA PARLIAMO?

DI COSA PARLIAMO?

DI COSA PARLIAMO?

Per autostima si può intendere il modo in cui una persona percepisce e valuta il proprio valore, la propria adeguatezza e la possibilità di sentirsi sufficientemente degna di considerazione, rispetto e riconoscimento. Non si tratta di una qualità fissa, né di una semplice opinione cosciente su sé stessi. È piuttosto una disposizione che si costruisce nel tempo e che influenza il modo in cui vengono vissuti i successi, gli errori, il confronto con gli altri e, più in generale, ciò che accade quando l’immagine che si ha di sé viene messa alla prova.

Quando questa valutazione diventa particolarmente fragile, anche esperienze relativamente circoscritte possono assumere un peso molto più ampio. Un errore può trasformarsi nella conferma di non essere abbastanza capaci, una critica può essere vissuta come prova di una mancanza più profonda, mentre il confronto con gli altri finisce per alimentare la sensazione di essere sempre un passo indietro rispetto a ciò che sarebbe necessario diventare. Progressivamente, il giudizio su di sé può irrigidirsi e lasciare sempre meno spazio alla possibilità di attraversare un limite senza sentirsi, per questo, diminuiti.

Il modo in cui si percepisce il proprio valore ha, però, spesso una storia. Prende forma anche nelle relazioni significative, nelle esperienze di riconoscimento e nelle aspettative con cui ci si è confrontati nel tempo. Se l’approvazione viene vissuta come qualcosa da conquistare, oppure se il proprio posto nelle relazioni sembra dipendere dalla capacità di corrispondere alle attese, può diventare difficile mantenere una percezione sufficientemente stabile di sé quando arrivano una delusione o un giudizio negativo di qualcuno. Viceversa, l’essere stati riconosciuti in passato facilita la possibilità di mantenere un’identità integra e un senso di pienezza in ciò che facciamo, fornendoci motivazione e benessere quotidiano.
Va da sé, quindi, che ciò viene definito come “bassa autostima” riguarda qualcosa di più profondo della semplice insoddisfazione verso sé stessi e tantomeno in relazione a una delusione contingente.

Un percorso psicologico può aiutare a riconoscere queste modalità, comprenderne la storia e osservare le situazioni in cui tendono a riattivarsi, così da permettere, nel tempo, di costruire un rapporto con sé meno dipendente da conferme contingenti e meno governato da criteri interiori eccessivamente severi, e lasciando maggiore spazio a una percezione di sé capace di attraversare l’errore, il limite e il cambiamento senza trasformarli ogni volta in una misura del proprio valore.
Per autostima si può intendere il modo in cui una persona percepisce e valuta il proprio valore, la propria adeguatezza e la possibilità di sentirsi sufficientemente degna di considerazione, rispetto e riconoscimento. Non si tratta di una qualità fissa, né di una semplice opinione cosciente su sé stessi. È piuttosto una disposizione che si costruisce nel tempo e che influenza il modo in cui vengono vissuti i successi, gli errori, il confronto con gli altri e, più in generale, ciò che accade quando l’immagine che si ha di sé viene messa alla prova.

Quando questa valutazione diventa particolarmente fragile, anche esperienze relativamente circoscritte possono assumere un peso molto più ampio. Un errore può trasformarsi nella conferma di non essere abbastanza capaci, una critica può essere vissuta come prova di una mancanza più profonda, mentre il confronto con gli altri finisce per alimentare la sensazione di essere sempre un passo indietro rispetto a ciò che sarebbe necessario diventare. Progressivamente, il giudizio su di sé può irrigidirsi e lasciare sempre meno spazio alla possibilità di attraversare un limite senza sentirsi, per questo, diminuiti.

Il modo in cui si percepisce il proprio valore ha, però, spesso una storia. Prende forma anche nelle relazioni significative, nelle esperienze di riconoscimento e nelle aspettative con cui ci si è confrontati nel tempo. Se l’approvazione viene vissuta come qualcosa da conquistare, oppure se il proprio posto nelle relazioni sembra dipendere dalla capacità di corrispondere alle attese, può diventare difficile mantenere una percezione sufficientemente stabile di sé quando arrivano una delusione o un giudizio negativo di qualcuno. Viceversa, l’essere stati riconosciuti in passato facilita la possibilità di mantenere un’identità integra e un senso di pienezza in ciò che facciamo, fornendoci motivazione e benessere quotidiano.
Va da sé, quindi, che ciò viene definito come “bassa autostima” riguarda qualcosa di più profondo della semplice insoddisfazione verso sé stessi e tantomeno in relazione a una delusione contingente.

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Senti di essere troppo severo con te stesso riguardo al tuo vissuto personale, lavorativo o relazionale?

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Un primo contatto può aiutare a chiarire la richiesta e valutare insieme come procedere.

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